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L'arte dell'immateriale. L'influenza dell'arte visiva nell'architettura virtuale

Tesi redatta da: Arch. Roberta Francone
Data di discussione il: 14/07/2008
Politecnico di Torino - Facoltà di Architettura II
Relatore: Prof.ssa Anna Marotta
Correlatore: Arch. Davide Borra

Abstract:
Questa tesi scaturisce dall’analisi dei mutamenti che negli ultimi anni ha subito e tuttora sta subendo l’architettura, le cui motivazioni principali sono riconducibili alla diffusione capillare dei personal computer, di Internet, alla creazione dello spazio virtuale e a tutti quegli aspetti che sono inscrivibili all’interno della dimensione digitale.
L’ingresso dell’architettura all’interno di tale dimensione ha comportato continue modifiche, investendo tutti i vari ambiti della disciplina, dall’idea alla rappresentazione, dalla comunicazione alla realizzazione e fruizione del progetto, allontanandosi sempre più dall’arte di costruire edifici per rivolgersi all’arte.
L’intento di questa tesi è quello di identificare i settori che il passaggio dal paradigma meccanico a quello elettronico ha coinvolto, intendendo per “meccanico” tutti gli aspetti concernenti un’architettura che fosse espressione dei valori della società industriale. Il paradigma elettronico, d’altra parte, definisce la realtà attraverso i media e la simulazione, privilegiandone l’aspetto illusorio, mettendo quindi in dubbio il concetto stesso di visione, rimasto inattaccato fin dall’entrata della prospettiva nella visione dello spazio architettonico.

Sono dunque state definite delle macro categorie, tanto strumentali quanto concettuali, differenti nel tempo ma al contempo intersecate: l’utilizzo strumentale del computer e dei programmi CAAD per la rappresentazione dell’idea di progetto; il sistema ideativo in cui i software adottati acquistano una forte valenza progettuale; il sistema utopico, all’interno del quale si collocano tutte quelle architetture irreali e intangibili, che si svincolano dall’ambito della materializzazione dell’oggetto architettonico.
A queste varie tematiche, di cui si sono investigati gli aspetti sia dal punto di vista puramente formale sia conformativo, si è affiancato un discorso parallelo e intrecciato con l’Arte, cercando di individuare delle influenze che nelle varie forme artistiche - arte plastica, arte pittorica e installazioni - abbiano potuto più o meno consapevolmente incidere nella Virtual Architecture.
L’obiettivo è stato appunto quello di comprendere come il progettista di mondi virtuali potrebbe essere informato dei vari movimenti artistici, suggestionato o plasmato da tutte le forme artistiche che nei secolo si sono succedute, rintracciando anche quei momenti in cui la cultura visiva e quella architettonica sono state in passato legate.

Partendo da una macro suddivisione che fosse in grado di riassumere la digitalizzazione della rappresentazione e della progettazione, si è adottato un sistema di tre classi, tanto strumentali quanto concettuali.
La prima classe si riferisce ad un uso puramente strumentale, in cui il computer e i programmi CAD divengo il veicolo per la rappresentazione dell’idea di progetto all’interno della bidimensionaità, permettendo una modifica in tempo reale e consentendo in tal modo al progettista una continua revisione e la sua immediata analisi su di un monitor.
La seconda categoria è da considerarsi dal punto di vista teorico-ideativo, in cui ai software viene data una forte valenza progettuale. La free-form modelling consente di lavorare con forme continue dal punto di vista geometrico e gestire superfici dalla geometria altamente complessa. In tal modo si apre per il progettista la possibilità di avere un continuo controllo morfologico mediante la verifica visiva dell’idea.
La terza categoria di cui si è svolta una più approfondita analisi, che abbiamo voluto denominare della “In-Formazione” riprendendo una definizione del 1993 del teorico e critico americano Jeffrey Kipnis, racchiude tutte quelle architettura irreali, basate esclusivamente su genesi informatica, in cui i progettisti, svincolati dai condizionamenti del reale adottano la rappresentazione per la realizzazione di architettura immateriali.
Di questa sono stati proposti ed individuati i caratteri fondamentali, in grado di esplicare al meglio le varie sfaccettature di questa “nuova” architettura: l’informazione, le interconnessioni, l’interattività, l’interfaccia, la multidimensionalità, la sensorialità, i mondi virtuali e l’architettura autogenerativa. E per ciascuno si è cercato di rintracciare dei possibili legami con l’arte visiva.
Successivamente sono stati presi in esame in caratteri specifici e peculiari dell’architettura virtuale, analizzando metodologie progettuali che adottano il computer come generatore di forme e luogo di riflessioni teoriche.

Nella fase finale si sono analizzate le relazioni fra Arte e Architettura negli ultimi Venti anni, mettendo in luce particolari episodi, attraverso le esperienze di grandi architetti contemporanei, i quali sono sconfinati oltre i limiti della disciplina puramente architettonica, senza problemi di ambiti predefiniti e rigide divisioni disciplinari, tra scultura e architettura, fondendo i linguaggi all’interno di una sensibilità plastica che produce forme, non importa se statue o architetture.

Al termine si è analizzata la storia della rappresentazione dell’architettura, dalla codifica della prospettiva passando per il digitale, fino al virtuale, al fine di definire delle indicazioni che, dalle suggestioni artistiche rintracciate durante il percorso, permettessero di teorizzare la rappresentazione dell’architettura virtuale. E' apparso quanto, attualmente, all’interno della virtualità vi siano numerose espressioni formali differenti, ma essendo questo un ambito in continua evoluzione, con caratteri ancora non del tutto definibili, risulta interessante domandarsi se le espressioni formali che prendono vita all’interno della virtualità abbiano bisogno di indirizzi stilistici che permettano di codificarla, oppure se la possibilità di liberare la fantasia all’interno di questo nuovo mondo superi la necessità di qualsiasi tipo di codifica. Ciò che emerso dall’analisi condotta è quanto sia effettivamente stretto il rapporto fra l’artista contemporaneo e l’utente delle virtualità, in cui entrambi entrano a far parte di un processo che conduce ad esiti formali. Inoltre più ci si avvicina all’arte contemporanea, maggiori sono i legami che emergono con la virtualità, se questi vengono evidenziati e se ne prende coscienza, che dovrebbero pertanto essere esportati dall’arte reale all’interno del virtuale.  E’ dunque auspicabile che emerga un’estetica del virtuale che sia in grado di accogliere le svariate esperienze dell’arte contemporanea da estendere all’interno di questo nuovo panorama, rendendo in tal modo giudicabile e valutabile la qualità della Virtual Architecture. Inoltre, prendendo spunto dalla capacità delle varie forme artistiche di esternare sentimenti ed emozioni, risulta interessate trasportare queste qualità all’interno dell’ambito virtuale al fine di potenziare e personalizzare ancora di più le opere architettoniche in funzione delle esigenze di ciascun fruitore.


Per motivi di spazio non è disponibile l'intero documento testuale.
Se interessati è possibile richiederne la copia in PDF a: roberta.f82@libero.it

 
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