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Il Virtual Designer - Atti dalla tavola rotonda del III Convegno Tecnico Scientifico di MIMOS

Introduzione a cura di Davide Borra
Immersi nella virtualità ormai onnipresente, risulta lecito chiedersi quali professionalità siano ormai mature e quali tra quelle in via di formazione, saranno le protagoniste del prossimo futuro nello sviluppo di tali tecnologie ed applicazioni. La domanda potrebbe risolversi nell’identificazione del già conosciuto “modellatore virtuale”, ma così facendo si dovrebbe tener conto di un profilo operativo attualmente non esauriente, per lo più basato su percorsi di esperienza “artigianali”, con una formazione non strutturata se non addirittura improvvisata. Se tale strade derivano dal sentimento pionieristico che ha accompagnato molte delle realizzazioni fatte, una riflessione sui molteplici significati del “modello virtuale” è da tentarsi in un’ottica di maggior strutturazione. Difatti, addentrandosi nelle peculiarità richieste da ogni tipologia applicativa, ci si rende conto che il modello virtuale non solo sostiene un progetto, di design, architettura o ingegneria che sia, ma esso stesso è un progetto e come tale, quindi, richiede la definizione di requisiti peculiari, l’analisi delle criticità possibili, la dichiarazione dei metodi di sviluppo adottati e la valutazione e “validazione” dei risultati raggiunti. Ecco quindi che il modello virtuale si configura diversamente a seconda degli scopi; non è mero disegno elettronico, ma un vero e proprio sistema informativo che racchiude, o meglio dovrebbe racchiudere, “l’isomorfismo informativo” che ne fa replica o prototipo del reale. Oggi le competenze richieste per potersi confrontare con tali livelli di complessità, non sono acquisibili in uno specifico percorso formativo dell’ambito universitario italiano (e con molta probabilità anche oltreconfine la situazione non è così differente), che solamente in alcune esperienze di master post-laurea ne ha affrontato alcuni aspetti limitati al settore d’afferenza: rendering visivo per l’architettura, sviluppo software 3D per l’informatica, applicativi multimediali per il settore artistico e così via. A questo panorama si affianca la tendenza delle aziende, degli studi professionali, delle imprese a qualificare il modello virtuale quale medium strumentale dell’intero ciclo di vita del prodotto, divenendo così sintesi delle attività pre-progettuali (analisi di mercato, breafing di progetto, etc..), progettuali (CAD-CAM-CAE, etc..), di analisi e valutazione (simulazioni, test, etc..) e successivamente di vendita del prodotto (pubblicità, marketing, etc..) se non del modello virtuale stesso (videogames, musei virtuali, etc..) Il modello virtuale diviene dunque un pivot attorno al quale attorno al quale gravitano le decisioni di svariati settori e non solamente più dell’ufficio di progettazione. Quale professionalità, quindi, è o sarà in grado di sostenere un corretto processo di progettazione del modello virtuale, in grado di produrre il “modello utile”? Quale percorso formativo attuale o di prossima realizzazione rende cosciente un operatore informatico delle problematiche della forma intesa come “contenitore informativo”? Chi sarà il “Virtual Designer” in grado di sostenere non solo la rappresentazione esterna del modello virtuale, ma di costruirlo con i giusti linguaggi dovuti ai sistemi hardware con i quali l’utente-tipo avrà il compito di operare? Nell’attuale panorama della modellazione virtuale vi sono ambiti così specifici che, ad esempio, le competenze grafiche utili per lo sviluppo delle applicazioni dei grandi simulatori aeronautici si trovano più nel settore dei videogames che in quello della modellazione del territorio o nei rami ingegneristici, oppure ancora, l’esperienza necessaria per la progettazione di ambienti immersivi utili per le applicazioni museali archeologiche è più facilmente riscontrabile negli ambiti propri del disegno industriale.

 
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